Presentazione del Workshop

WORKSHOP INTERNAZIONALE – ROMA 5-6 DICEMBRE 2011

La prospettiva geo-centrata nelle ricerche letterarie e culturali degli ultimi anni ha contribuito notevolmente a sviluppare un territorio di confronto tra studiosi di diverse discipline: dalla letteratura alla geografia culturale, dagli studi culturali alla geosemiotica, dalla poetica alla cartografia.

L’impianto teorico si giova delle più recenti ricerche di geopoetica: il termine, portato all’attenzione internazionale da Kenneth White (Le Plateau de l’Albatros, introduction à la géopoétique, essais, Paris, Grasset, 1994; Geopoetics : Place, Culture, World, essay, Glasgow, Alba Editions, 2003) è stato felicemente arricchito di possibilità ermeneutiche da Federico Italiano nel suo Tra miele e pietra. Aspetti di geopoetica in Montale e Celan (Mimesis 2009), che riesce ad affiancare gli studi sulla poetica a una «conscience géographique» (J.-M. Besse) – “quel sapere territoriale che è conoscenza del mondo, della natura e dei suoi processi, e che costituisce sempre più il midollo della moderna produzione poetica” (F.I.).

Forte anche la presenza del pensiero geocritico, in serrato confronto con le teorie raccolte da Bertrand Westphal (Geocritica. Lo spazio tra reale e finzione, Armando Editore 2009): è l’impianto di molte ricerche in corso o concluse nell’ambito del Dottorato in Letterature Comparate dell’Università di Napoli, “L’Orientale” e del progetto europeo “EST” (Europe as a Space of Translation).

Da diversi percorsi, ma con una comune attenzione al rapporto tra spazio, territori mentali e scrittura, si confronteranno in questa sede studiosi di letterature che hanno trovato nei problemi dello spazio geografico, vissuto come centralità o liminarità, momenti determinanti per la loro identità multi o trans culturale (Cipro, Bukowina, Romania, Palestina, Germania, Polonia, Russia, Italia).

Esperti di questioni geo- e cartografiche, geografi e cartografi sul campo, interrogheranno e verranno interrogati, provocati dalla contaminazione poetica, confrontando le proprie ricerche con quelle letterarie.

E infine i poeti: incroceremo le rotte di un altro progetto (“Inventare der Dichtung/Inventari della poesia”), promosso dal Goethe-Institut di Roma in collaborazione con il Lyrik-Kabinett di Monaco di Baviera e l’Accademia tedesca di Villa Massimo. Accanto ai lavori del seminario geopoetico si svolgeranno colloqui e letture berlinesi al Goethe-Institut, con Jan Wagner, Lutz Seiler, Ann Cotten, Monika Rinck, introdotti e moderati da Thresia Prammer e Guido Naschert.

Molti studiosi sono anche traduttori, e daranno voce a versi “di frontiera” come quelli di Czeslaw Milosz e Mahmud Darwish; alcuni dei partecipanti al workshop sono a loro volta poeti: Federico Italiano e Michalìs Pierìs leggeranno nella serata conclusiva le loro opere accanto a quelle interpretate dai traduttori.

Leggere e ascoltare i testi come territori, luoghi di geo-, bio-, eco- e non solo semio- o logo- sfera, o ancora creare cartine dinamiche che non siano mappe positivistiche e descrittive dell’esistente, che non siano “letteratura vista da lontano”, è la sfida di questo appuntamento.

Non si tratta di un convegno in senso tradizionale ma di un laboratorio progettuale: ciascuno dei partecipanti porgerà alla discussione comune il lavoro di ricerca che sta attualmente seguendo per rispondere, da diverse prospettive a due domande:

 1. si può parlare di una configurazione geopoetica dei territori di confine, e si possono confrontare diverse poetiche del confine “a est, a ovest, a sud, al centro”?

 2. si può cartografare l’immaginario in mappe dinamiche e non descrittive?

Dal dibattito aperto su questi temi cercheremo di varare un progetto di ricerca internazionale di ampio respiro. La sostanza interdisciplinare, non omogenea è intesa come forza di questa iniziativa. Ci faremo guidare da un motto di Ruggiero Romano: “l’unità non consiste nell’essere ‘allineati e coperti’ dietro una bandiera. L’unità è quella che – nella costruzione di un modello – si manifesta di per se stessa. Soprano e tenore, basso e baritono, non sono – in termini vocali – uniti. Quel che conta è la coralità”. (R.R., Paese Italia. Venti secoli d’identità, Donzelli 1997).

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